Relazione di fine triennio del Presidente Diocesano Mauro Spedicati

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Buon pomeriggio a tutti,
rivolgo innanzitutto un saluto affettuoso e filiale a S.E. Mons. Seccia, al nostro vescovo che da due anni a questa parte abbiamo imparato a conoscere semplicemente come don Michele. Vorrei dire a lui il più sentito grazie da parte di tutta l’Azione Cattolica di Lecce, perché dal primo giorno in cui è arrivato nella nostra città si è messo accanto a noi accompagnandoci e incoraggiandoci sempre con entusiasmo, con una presenza mai formale, ma sempre sinceramente attenta ai desideri e alle speranze di tutti noi. Eccellenza, grazie!
Saluto i rappresentati delle istituzioni qui presenti, il sindaco di Lecce, dott. Salvemini ecc ecc
anche la vostra presenza qui oggi non è meramente formale, ma è il riconoscimento di una stima e di una vicinanza che, al di là di qualsiasi posizione politica, è maturata in questi anni insieme all’apprezzamento per il reciproco operato. Ringrazio la comunità di Santa Maria della Porta che ci ospita, a partire dal parroco don Nicola, che ha impiegato circa 5 secondi per rispondere di sì alla nostra richiesta di vivere l’assemblea diocesana in questa parrocchia, una parrocchia della città e al tempo stesso di periferia, nella quale non è presente, ma certamente potrà maturare, una realtà di azione cattolica; ringrazio il viceparroco don Gabriele, per la disponibilità e la sua amicizia. C’è poco da dire, caro Gabriele, quando un sacerdote si è formato come te in Azione Cattolica, quell’esperienza e quel modo di intendere le relazioni, se li porta dietro per tutta la vita… e si vede!
E poi ringrazio voi, delegati dell’azione cattolica delle vostre parrocchie, perché se siete qui è perché ancora una volta, o magari per la prima volta, avete scelto di rispondere sì alla chiamata al servizio all’interno della vostra realtà, avete deciso di mettervi in gioco gratuitamente assumendo una porzione di responsabilità dentro questa nostra Chiesa, ed è una cosa che nel tempo in cui viviamo non può essere in alcun modo data per scontata.

Questo triennio, che si è aperto all’insegna dei festeggiamenti per i 150 anni della nostra amata Azione Cattolica, e tutti portiamo nel cuore l’incontro del 30 aprile 2017, in Piazza San Pietro, con Papa Francesco, si chiude simbolicamente con il ricordo, vissuto in questi giorni, di un presidente nazionale di Azione Cattolica, un giurista, un politico, un uomo che ha vissuto in modo pienamente e autenticamente laico il suo essere credente e il suo essere impegnato nelle cose del mondo, Vittorio Bachelet, del quale abbiamo ricordato pochi giorni fa i 40 anni del martirio ad opera delle Brigate Rosse.
Mi è capitato spesso nelle ultime settimane di rileggere la vita e gli scritti di Bachelet, e mi è sembrato di individuare un filo che lega in maniera quasi impercettibile e al tempo stesso molto evidente la memoria dei 150 anni dell’Azione Cattolica, il messaggio che 3 anni fa ci ha consegnato il Santo Padre, la testimonianza di Bachelet e lo spirito con cui noi tutti abbiamo cercato di vivere questo triennio.
Le parole che papa Francesco ci ha rivolto in piazza San Pietro sono infatti diventate in qualche modo punto di riferimento costante per il cammino di questi anni e si intrecciano con il modello di vita cristiana che Bachelet offre a tutti noi.
È allora a partire da alcune di quelle parole, provando a lasciarci ancora una volta illuminare da esse, che vorrei ripercorrere i passi compiuti insieme in questi tre anni, con alcune mie piccole considerazioni.
Una delle prime cose che ci ha ricordato papa Francesco è che
“È nella vocazione tipicamente laicale a una santità vissuta nel quotidiano che potete trovare la forza e il coraggio per vivere la fede rimanendo lì dove siete, facendo dell’accoglienza e del dialogo lo stile con cui farvi prossimi gli uni agli altri, sperimentando la bellezza di una responsabilità condivisa. Non stancatevi di percorrere le strade attraverso le quali è possibile far crescere lo stile di un’autentica sinodalità”.
Sentite la forza e la bellezza e la complessità di queste parole: vocazione, santità, coraggio, dialogo, responsabilità.

Sono i punti cardinali dell’impegno del laico nella chiesa e nel mondo. Sono la premessa, lo stile, l’obiettivo di ogni attività, di ogni minuto del nostro impegno. Siamo stati chiamati a servire, perché nel servizio costruiamo la nostra santità quotidiana, e dobbiamo farlo con coraggio, cercando sempre l’incontro con chi ci sta accanto al di là del diverso modo di vedere le cose, con chi condivide con noi una porzione della responsabilità di portare il Vangelo al mondo e di viverlo nel mondo.
Per l’Azione Cattolica, questa consapevolezza si traduce in uno stile ben preciso, quello che abbiamo provato a coltivare in questi anni ancor più delle tante, variegate, bellissime proposte associative che abbiamo lanciato.
Provo a spiegarmi meglio. Nel discorso con cui tre anni fa ho iniziato il mandato da presidente diocesano ho citato il filosofo danese Kierkegaard. A parte il fatto che sembra passato un secolo e tante cose sono cambiate anche nella mia vita personale, quella citazione la ricordo ancora molto bene. Kierkegaard dice che “la Fede sta nell’infinita passione per l’esistente”.
Questa passione per tutto ciò che esiste e ci sta accanto, come Azione Cattolica di Lecce abbiamo ereditato, proprio nel nostro patrimonio genetico, da chi si è impegnato prima di noi, e abbiamo cercato di coltivare e consegnare a chi verrà dopo di noi. Possiamo dirlo, non abbiamo perso occasione, con tutti i nostri limiti e le difficoltà del cammino, per andare incontro a chi ci veniva incontro come anche a chi sembrava allontanarsi da noi.
Questo stile si è sviluppato lungo tante diverse direzioni: si è sviluppato nello stare con passione dentro le cose della nostra Chiesa leccese, accogliendone i cambiamenti, abbracciando le proposte pastorali, facendo sentire sempre al Vescovo e ai pastori la nostra presenza affettuosa e numerosa.

Si è sviluppato nel tentativo continuo di aprire la nostra Azione Cattolica al dialogo e alla condivisione con gli uffici di curia, per sviluppare proposte comuni capaci di rafforzarle e di raggiungere quante più persone possibile; con gli altri gruppi, associazioni, movimenti presenti nella nostra diocesi, e penso in particolare al cammino che abbiamo iniziato a fare con i responsabili dell’AGESCI, incontrandoci e condividendo orientamenti e proposte, stimolati anche dall’esempio dei rispettivi responsabili nazionali; penso alle relazioni con i giovani per la pace della comunità di Sant’Egidio, alla storica collaborazione con l’associazione Popoli e Culture, per il doposcuola multiculturale che si tiene nella nostra sede diocesana, penso alla firma della carta dei servizi del Progetto Policoro, con la quale anche Azione Cattolica Lecce si è messa a disposizione per la formazione e l’avviamento dei giovani al mondo del lavoro.
Un tentativo continuo di essere strumento di comunione con gli altri, senza rivendicare alcuna primogenitura, ma senza per questo dover mai rinunciare a quel di più che viene dal patrimonio di storia, esperienza, testimonianza che costituisce il vero valore aggiunto della nostra associazione, e che come tale siamo chiamati a custodire e far conoscere a tutti, anche con un pizzico di orgoglio.
Il secondo impegno forte che Papa Francesco ha lanciato il 30 aprile è stato questo “Vi invito a portare avanti la vostra esperienza apostolica radicati in parrocchia, «che non è una struttura cadùca»”
ah, la parrocchia… la nostra casa, il luogo in cui viviamo nella familiarità l’incontro con il Signore e con i fratelli, il luogo in cui si spende la parte più bella e più faticosa del nostro servizio. Il luogo in cui immediatamente i nostri slanci ideali, i grandi progetti, il nostro sguardo verso il cielo si impastano con la terra delle relazioni da costruire e alimentare giorno per giorno, si impastano talvolta con le incomprensioni e le difficoltà spicciole… spicciole…

ricordate? “Spiccioli formativi” è stato il nome che abbiamo scelto per quel ciclo di incontri che ad inizio triennio abbiamo dedicato proprio alla formazione dei nuovi educatori e responsabili parrocchiali, non solo perché il modello dell’icona biblica proposta dal centro nazionale per quell’anno era la vedova che getta due spiccioli nel Tesoro del tempio, tutto quanto aveva per vivere, ma anche perché i nostri spiccioli sono metaforicamente quelli che ciascuno di noi può gettare nel tesoro, nel servizio, della propria parrocchia. E però sono proprio quegli spiccioli, che il Signore incessantemente ci chiede di donare.
In questi tre anni come presidenza diocesana abbiamo potuto toccare con mano non solo le gioie, ma anche tutte le difficoltà che vengono sperimentate dai laici e dai sacerdoti nel servizio dentro la parrocchia. Come affrontarle? Vengono in aiuto alcune parole pronunciate da Bachelet nel 1973:
“Noi ci lamentiamo di non essere sempre aiutati o capiti dai nostri sacerdoti. Qualche volta forse è anche così, ma che volete: dobbiamo fare uno sforzo per capirci davvero a vicenda. È una fatica da parte di tutti, anche loro fanno fatica a capirci a volte, come qualche volta possono giustamente lamentarsi di non essere capiti, e dopo di che, se ce lo siamo detto e non facciamo niente per crescere in questo incontro concludiamo poco davvero.”
Diciamoci la verità: anche noi abbiamo spesso la sensazione di non essere capiti, a volte potremmo addirittura essere sfiorati dall’impressione che la nostra Azione Cattolica possa risultare antipatica a qualcuno, ma quante volte riusciamo ad ammettere noi di non essere capaci di capire le difficoltà dei nostri pastori, o di chi in genere ci sta accanto?
Questo è allora lo sforzo che tutti insieme dobbiamo compiere, ed è uno sforzo imprescindibile per poterci dire autenticamente laici cattolici: cercare sempre di intessere relazioni di amicizia, a partire da quelle con i nostri sacerdoti, quelle relazioni che sono difficili perché richiedono una cura quotidiana e un saper mettere da parte, quando occorre, le nostre convinzioni più radicate per andare incontro all’altro, quando questo è necessario per il bene della chiesa.

In questo senso, posso dire che sono stati un’occasione preziosa, alla quale bisogna dare continuità, gli incontri che abbiamo promosso all’inizio di ogni anno, tra presidenza diocesana, presidenti parrocchiali e parroci assistenti, per confrontarci, discutere anche animatamente se occorre, e poi ritrovarci tutti a tavola, perché poi quando gli incontri li fai da don alessandro scevola, sempre così si finisce…
Insisto ancora un attimo su questo punto, perché credo che nella corretta definizione del rapporto tra sacerdoti e laici si giochi l’essenza stessa di un’associazione come l’Azione Cattolica e oggi però si gioca anche tanto della vita delle parrocchie, che sperimentano situazioni e difficoltà fino a qualche decennio fa sconosciute, non solo dal punto di vista strettamente numerico ma anche nella capacità di intercettare i bisogni spirituali dell’uomo di oggi.
La risposta più efficace per trovare un giusto equilibrio, dal mio punto di vista, sta ancora una volta nella formazione. La chiesa ha oggi più che mai bisogno di un laicato maturo e formato nella coscienza e nella capacità di portare il Vangelo in un mondo che sembra spesso prendere direzioni contrarie.
I parroci hanno bisogno, nelle nostre comunità, di una laicato capace di un dialogo adulto con loro e di un confronto sempre costruttivo, di un laicato capace di evangelizzare in modo nuovo e creativo, adattando le proposte pastorali alla specificità del tempo e dei luoghi in cui viviamo.
I laici, d’altro canto, hanno bisogno di sacerdoti che siano punto di riferimento e guida del loro cammino, che sappiano vivere serenamente, e non come una indebita invasione di campo, la dimensione della corresponsabilità, che a partire dal Concilio è la rotta della chiesa.
In altre parole, se da un lato si invoca la necessità di un laicato maturo, poi con esso è necessario relazionarsi con altrettanta maturità. Su questo, sulla formazione alla corresponsabilità degli educatori e di tutti gli aderenti, Azione Cattolica di Lecce si è spesa da sempre e continuerà a spendersi.

L’ultimo richiamo di Papa Francesco che ho scelto di riprendere è questo:
“Come è accaduto in questi centocinquanta anni, sentite forte dentro di voi la responsabilità di gettare il seme buono del Vangelo nella vita del mondo, attraverso il servizio della carità, l’impegno politico, – mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la maiuscola! – attraverso anche la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale.”
Di questo invito abbiamo fatto veramente progetto di vita associativa per il triennio trascorso, e lo abbiamo fatto a partire dall’ordinarietà della vita dei settori.
Penso alle tante esperienze sempre arricchenti con i ragazzi dell’Acr, sulla quale dobbiamo continuare a investire le nostre migliori energie, soprattutto nel sostegno agli educatori che hanno la responsabilità enorme di affiancare le famiglie e accompagnare i bambini e i ragazzi alla scoperta della Fede nel Signore Gesù, perché sia sempre più chiaro a tutti quali sono le specificità e le potenzialità di un cammino di Acr;
penso agli AcLab e agli altri incontri del settore giovani, tra le poche realtà che io personalmente conosco a considerare i giovani non come soggetti di un futuro incerto, ma come protagonisti di un presente da costruire giorno per giorno. Una realtà bella e vivace, quella dei giovani di Azione Cattolica, rispetto alla quale tutte le altre proposte diocesane di pastorale giovanile non possono e non devono mai sentirsi in competizione o alternative, potendo e dovendo invece essere il luogo in cui le diverse realtà giovanili della diocesi si incontrano per confrontarsi e condividere le specificità dei rispettivi cammini;
penso alla passione inesauribile dei ragazzi del Movimento Studenti, che hanno il coraggio di testimoniare la loro fede nel luogo in cui si formano come cittadini consapevoli;
penso agli adulti, all’attenzione mostrata per tutte le componenti di questo ampio settore, dagli adulti giovani agli adultissimi.

L’invito del papa lo abbiamo però poi tradotto anche in cammini che sono andati oltre l’ordinario della vita dei settori. Penso in particolare all’impegno per la formazione degli operatori di pastorale familiare, realizzato grazie alla sinergia tra la commissione famiglia del nostro consiglio diocesano, il settore adulti e l’ufficio diocesano di pastorale familiare. Siamo stati in qualche modo profetici rispetto all’attenzione chiesta dal vescovo alla mensa domestica come immagine e necessario complemento della mensa eucaristica.
E penso alla grande sfida di questo triennio, che nasce da quel “mettetevi in politica, quella con la maiuscola”. Lo abbiamo fatto per davvero, prendendo la strada più lunga, più faticosa, quella di chi semina pian piano… gli incontri della seconda edizione della scuola di formazione politica, quelli che vedete nella brochure che vi abbiamo consegnato, sono solo la punta dell’iceberg. Abbiamo ricominciato a parlare dell’impegno dei cattolici per il Bene Comune, discutendone prima con i presidenti parrocchiali, poi in qualche incontro pubblico di approfondimento (ricordo quello sulla figura di Aldo Moro), poi divulgando i materiali informativi che la presidenza nazionale ha messo a disposizione in vista delle elezioni del 2018, poi costituendo un’equipe diocesana di giovani adulti che ha iniziato ad animare il territorio, con interviste, indagini, report e a partire da quello che ha percepito sul territorio ha poi pensato e costruito la scuola di formazione vera e propria. Un cammino ambizioso, che dovrà coinvolgere sempre più persone e, senza nulla togliere a nessuno, sempre più giovani, il cui contributo è assolutamente necessario per ricostruire un percorso in cui il laicato cattolico italiano possa spendere la propria voce per l’edificazione di un paese migliore. Tutte queste prospettive, dallo stile con cui continuare a vivere il nostro servizio, ai luoghi fisici e non nei quali scegliamo di essere presenza significativa e credibile, entreranno domani nel documento assembleare, che discuteremo e approveremo, e che traccerà la direzione dei nostri prossimi passi.

Dopo tanti anni di esperienza – dice Vittorio Bachelet nel suo discorso di saluto al termine del lungo mandato da presidente nazionale – mi si potrebbe chiedere: vale la pena di impegnarsi nel servizio dell’Ac?
Scorrono nella mia mente i tanti incontri di questi anni, le sfide e le fatiche, i volti di tutte le persone incontrate… Vorrei poter spiegare con le parole, ma non ne sono capace, la bellezza di poter tenere in braccio i nostri soci appena nati e già tesserati dai loro genitori appassionati di AC, come Federico e Michele; o la bellezza di tenere le mani e ascoltare i lucidi racconti dei nostri soci ultracentenari, come Antonietta e Maria; o la bellezza di leggere negli occhi dei presidenti diocesani emeriti quell’autentica gioia evangelica quando parlano della loro Azione Cattolica; o la bellezza di vedere la propria famiglia allargarsi fino a comprendere tutti i membri della presidenza diocesana, che ringrazio uno per uno, insieme al consiglio diocesano e alle equipe di settore, non solo per il servizio straordinario reso in questi anni ma anche perché sono diventati punto di riferimento per la mia vita personale e spirituale.
Rivedo i volti di tutte queste persone e sì, in ciascuno di essi io ho trovato il volto del Signore Gesù, quello che cerco e che dà senso alla mia vita. E allora, con Bachelet, anch’io posso dirvi con certezza che questo sforzo, questa fatica, questo tempo che noi strappiamo alle nostre occupazioni, alla nostra famiglia, alla nostra vita quotidiana, sì! vale la pena davvero di essere speso.
Grazie, buona assemblea e viva l’Azione Cattolica.

Mauro Spedicati

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Author: redazione

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