Veglia per l'ACR in preparazione all'8 Dicembre
BELLA L’ACR…
Canto iniziale
C.: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo
T.: Amen
C.: La pace sia con voi
T.: E con il tuo Spirito
C.: Carissimi ragazzi e ragazze dell’ACR, vogliamo metterci in preghiera per capire ciò che il Signore ci chiede perché i nostri gruppi siano sempre più belli e gioiosi, ma anche capaci di far venire da noi tanti nuovi amici. Siamo vicini al momento dell’adesione, che rappresenta il nostro “si” all’Azione Cattolica, ma anche e soprattutto alla Chiesa, e in particolare a questa parrocchia in cui ci troviamo.
Il bello dell’ACR
Presidente: L’ACR è la bellezza della nostra associazione. È il cuore limpido, pulito, semplice, vero. Autentico. Bellezza al 100%, che non ha bisogno di trucchi e stratagemmi per apparire diversa da come è. L’ACR è bella perchè è bello chi la fa. Sono belli i ragazzi, sono belli gli educatori e tutti quelli che ne accompagnano il cammino. Noi grandi preghiamo perché questa bellezza resti com’è, non venga macchiata. E preghiamo perché l’ACR di questa parrocchia continui a regalarci quel tenero sorriso che ci aiuta a guardare avanti
Giovane: breve racconto (10 minuti) della propria storia associativa, a partire dall’ACR
Ragazzi: uno per ogni gruppo presenta 3 motivi per cui è bella l’ACR
C.: Carissimi, è proprio di fronte alla bellezza dell’uomo e del creato che Lui ha voluto che Dio si commuove. Abbiamo un Dio che ama, che non resta indifferente di fronte ai tanti, tantissimi volti che chiedono giustizia. E che chiede perciò a ciascuno di noi di mettere in campo quelle fantastiche capacità che ci ha regalato. Anche all’ACR chiede di essere una lampada luminosa, che sappia dire “si” ai bisogni e alle difficoltà dei nostri amici. Che sappia dire “si” allo studio, all’impegno, alla famiglia e a tante cose che rappresentano non il bello che tutti pensano, ma quel bello che stiamo imparando nel cammino di quest’anno.
T: Amen
Canto
In ascolto
Lc 1, 26-38
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.
Oppure: Geremia 1, 1-10
Parole di Geremia figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che dimoravano in Anatòt, nel territorio di Beniamino. A lui fu rivolta la parola del Signore al tempo di Giosia figlio di Amon, re di Giuda, l'anno decimoterzo del suo regno, e quindi anche al tempo di Ioiakìm figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell'anno undecimo di Sedecìa figlio di Giosìa, re di Giuda, cioè fino alla deportazione di Gerusalemme avvenuta nel quinto mese.
Mi fu rivolta la parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni».
Risposi: «Ahimé, Signore Dio, ecco io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: Sono giovane, ma va' da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò. Non temerli, perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore. Il Signore stese la mano, mi toccò la bocca e il Signore mi disse: «Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare».
Riflessione del celebrante
Canto
I miei si con Nennolina
Roma, 1930: il 15 dicembre nasce Antonietta, Nennolina per gli amici. È una bambina allegra e vivace. A 4 anni, mentre ancora frequenta l'asilo, viene iscritta alla sezione "Piccolissime" ed è felicissima di appartenere alla grande famiglia dell'Azione Cattolica. Indossa sempre e con fierezza il distintivo e ogni tanto chiede di vedere la tessera per ammirarla. Quando arrivano i giornali poi, racconta la madre, se li fa leggere e rileggere e ne impara a memoria le figure. Nel gennaio del 1936, anche senza l'età... giusta, viene iscritta tra le "Beniamine", essendo stata ammessa a ricevere la Prima Comunione. Antonietta cresce spensierata e amata dai genitori e dalla sorella maggiore Margherita, finché nella primavera del 1936 le viene scoperta una grave malattia, un tumore. I medici non hanno scelta: bisogna amputare la gamba sinistra o Antonietta rischia di morire. Viene operata ad aprile. Dopo l'operazione indossa un apparecchio ortopedico per poter camminare; è scomodo ma lei non si perde d'animo. Continua ad andare a scuola, a giocare con le amiche, e quando è in chiesa si sforza addirittura per inginocchiarsi e pregare. Non perde mai la sua vivacità affronta tutto con calma e serenità, non si lamenta mai e, nonostante la malattia, è sempre allegra e disponibile con tutti. Il 29 novembre 1936 fa la sua prima Confessione e nella notte di Natale riceve con tanto desiderio la prima Comunione. Purtroppo la malattia non l'abbandona. Nennolina non riesce a lottare fisicamente contro di essa e il suo desiderio più grande è andare in Paradiso per incontrare Gesù. Il 3 luglio del 1937 Antonietta muore accanto ai suoi genitori, con il sorriso sulle labbra e il dolce visino disteso e liberato dal dolore.
Simbolo (accompagnato da canto): viene messa al centro una tessera di quest’anno associativo. A tutti i ragazzi viene dato qualche minuto per scegliere a cosa vogliono dire “si” nel giorno del tesseramento. Il “si” viene segnato su un foglietto e portato intorno alla tessera.
Preghiamo insieme con una delle letterine di Nennolina:
Caro Dio Padre
Dio! Padre! Padre! ...che bel nome!...
Caro Dio Padre! ...Fammi guarire presto
perché Domenica possa ricevere il sacramento della confessione.
Caro Dio Padre mi piace tanto questo nome,
perché vuol dire padre di tutto il mondo.
Tu che sei il creatore... manda lo Spirito Santo su tutti noi.
Caro Dio Padre io Ti voglio molto molto bene.
Caro Dio Padre benedici tutto il mondo
prima di tutto i miei genitori e la mia sorellina
e poi tutti gli altri e mandali tutti in Paradiso
salva molte anime perché vengano in Paradiso a glorificarti.
Caro Dio Padre! ...prima di tutto benedici la Chiesa e il Clero
e poi tutta la società della Chiesa.
Caro Dio Padre dì a Gesù che io sono molto contenta di riceverlo
e spero che sarà contento anche Lui.
Caro Dio Padre tanti saluti e baci dalla Tua figlia.
C.: Preghiamo
Ispira le nostre azioni, Signore, accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostra attività abbia da te la fonte.
Per Cristo nostro Signore.
T.: Amen
C.: Il Signore sia con voi
T.: E con il tuo spirito
C.: Vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.
T.: Amen
Canto
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